Ieri mattina, mercoledì 09.03.22, alle 8:15 ero in via Mazzini. Faceva molto freddo. I tigli catalogati 424 e la 426 erano già stati tagliati. Il terreno era colmo di rami e gli operai in piena attività stavano affrontando il taglio della 427. Oltre a me erano presenti i volontari della protezione civile, che mi fecero subito notare la grande carie del legno visibile nel tronco della 424, appena tagliata. Risposi che Legambiente non è mai stata contraria al taglio delle piante di via Mazzini gravemente compromesse da un punto di vista statico, ma che quelle non a rischio di caduta, seppur malate, avrebbero dovuto invece essere salvate e curate. Mi resi subito conto che il discorso era troppo complesso e in ogni caso poco gradito.
    Lasciai perdere e iniziai le riprese mentre tiravano giù la 427 e poi la 428, tutti esemplari di cui le perizie prescrivevano l’abbattimento. La 429 invece, sempre secondo le perizie, non doveva essere abbattuta, bensì ricontrollata entro l’anno. Sarebbe stato interessante vedere la condizione del tronco tagliato e confrontarlo con quello delle precedenti.
    L’operaio, un ragazzo giovane, con maglietta a maniche corte, iniziò asportando alla base della pianta una fetta di tronco semicircolare. All’interno il legno sembrava in buono stato. Poi tolse ancora qualche sottile strato di legno, sempre più in profondità. Alla fine operò un taglio orizzontale sull’altro lato del tronco e la pianta venne giù, docilmente, senza fare rumore. Il ceppo mostrava una zona più scura al centro, il durame, la parte più vecchia dell’albero. Non era bianco come quello che avevo visto nei tigli tagliati in giugno, però non era visibile nessuna carie. A prima vista e a distanza, non potendo avvicinarmi, il ceppo risultava molto diverso dai precedenti. Probabilmente era una pianta che poteva essere salvata e curata.
    Mi convinsi che avrei assistito allo stesso spettacolo anche per le altre due piante ritenute salvabili, la 431 e la 432. Comunque gli operai le avrebbero inesorabilmente tagliate e io ne avevo abbastanza. Decisi di tornare a casa.

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