Nell’intervista fatta al Sindaco di Paullo Federico Lorenzini dalla dott.ssa Giacomello sul Giorno di venerdì 11 marzo vengono fatte diverse affermazioni che vogliamo confutare qui per punti.

Sette degli otto tigli storici erano a rischio di caduta.
Il sindaco afferma che le piante a rischio erano sette su otto. Come è noto, una pianta è sempre a rischio di caduta e sarà così finché esisterà la gravità. In agronomia però ci sono più classi di rischio e si parla di rischio estremo quando bisogna tagliare la pianta entro trenta giorni. Nell’ultima perizia commissionata dal Comune al dottor Canepa (20/07/21) leggiamo che tre piante erano a rischio moderato e pertanto dovevano essere solo manutenute e ricontrollate: la 429 dopo un anno, la 431 dopo 3 anni, la 432 dopo 2 anni (fig. 1). Pertanto, in via Mazzini le piante effettivamente a rischio estremo erano cinque, non sette. Per dimostrare che non era così o si ha a disposizione una quarta perizia successiva al taglio, o si mostrano le foto dei tre ceppi in questione che invece di essere sani sono cariati. Ci sembra però che già dalle foto senza identificazione pubblicate sui social si possa notare che alcuni tronchi sono abbastanza sani, senza carie del legno (fig. 2).
    Dunque non tutti i tigli erano a rischio estremo, ma il Sindaco ha ordinato di tagliarli tutti. La giustificazione di tale posizione è sempre stata che il progetto di rifacimento del centro storico prevedeva di tagliare tutto e nessuno a suo tempo si era opposto. Evidentemente e per motivi non noti il progetto non poteva essere modificato in corso d’opera, nonostante una petizione con raccolta firme tra i cittadini lo avesse richiesto.

Non si ripianteranno altri tigli.
Il progetto, diffuso su Fb a giugno, prevedeva la sostituzione dei tigli con liquidambar e sophore (fig. 3), notoriamente alberi originari di altri continenti (alloctoni). Ora invece, nell’intervista al Giorno, il sindaco sostiene che verranno sostituiti da essenze autoctone, però non da tigli, come invece vorremmo noi di Legambiente per motivi storico-culturali. Anzitutto notiamo che la ferma opposizione alla modifica in corso d’opera del progetto non c’è più: il progetto ora si può modificare. Ci chiediamo cosa sia cambiato in questi mesi. Forse qualcuno ha fatto notare al Sindaco che esistono normative che regolamentano queste cose, normative che prescrivono che alberi abbattuti in aree di pregio siano sostituiti con alberi della stessa specie o comunque di specie autoctone.

Parleranno gli esperti, cioè gli agronomi.

Su questo punto vorremmo anzitutto segnalare che non ci risulta che il progetto di rifacimento del centro urbano sia stato firmato da un dottore agronomo iscritto all’albo. Se non è così preghiamo chiunque di contraddirci, ne saremmo contenti. Ma se abbiamo ragione, ci chiediamo il perché di questa contraddizione, visto che ora il parere dell’agronomo è diventato decisivo nel scegliere come sostituire i tigli. Prima, in fase di progetto, non se ne richiede la consulenza, quando invece sarebbe stato opportuno per decidere quali essenze piantare e dove piantarle, poi la consulenza agronomica diventa insindacabile, addirittura più importante del parere del sindaco che, sembrerebbe, delega al tecnico ogni decisione.

I tecnici e l’amministrazione.
Su questo aspetto della questione vorremmo fare un’ultima considerazione, anche perché è stato un aspetto centrale in questi due anni di pandemia: dato un problema che coinvolge i cittadini chi ha l’ultima parola? I politici o i tecnici?
    Sembra una domanda a cui è difficile rispondere, ma la difficoltà è solo apparente. Chiunque abbia mai avuto a che fare con problemi tecnici sa che la loro soluzione non è mai una sola. Un buon tecnico, se competente, di soluzioni ne trova sempre più di una, che poi sottoporrà al committente a cui spetterà la decisione definitiva. Nel caso dell’amministrazione della cosa pubblica quindi il decisore politico, democraticamente eletto dai cittadini, farà la sua scelta nell’interesse e tenendo conto delle richieste dei cittadini.

 

Figura 1
Figura 2
Figura 3
Figura 4

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